Fibromialgia: la grande autoemotrasfusione con ozono

Illustrazione della fibromialgia con dolore diffuso e grande autoemotrasfusione con ossigeno-ozono

Patrizia ha 45 anni, lavora come manager ed è madre di due figli. Da tempo convive con la fibromialgia, una condizione che nel suo caso si manifesta con dolore diffuso, stanchezza persistente, sonno non ristoratore e difficoltà di concentrazione. I trattamenti farmacologici e fisioterapici già effettuati avevano prodotto risultati parziali e i sintomi continuavano a interferire con il lavoro, la vita familiare e le attività quotidiane. L'obiettivo del percorso terapeutico non era quindi quello di individuare una soluzione definitiva, ma di cercare un migliore controllo dei sintomi all'interno di una strategia multidisciplinare.

Il percorso terapeutico

In associazione al percorso multidisciplinare già in atto, è stato preso in considerazione un ciclo di grande autoemotrasfusione (GAE) con ossigeno-ozono.

La procedura prevede il prelievo di una determinata quantità di sangue venoso, che viene trattato con una miscela controllata di ossigeno e ozono e successivamente reinfuso al paziente.

Nel caso di Patrizia, la GAE è stata inserita come trattamento complementare all'interno del percorso già impostato e non come terapia sostitutiva degli altri interventi.

L'evoluzione clinica

Il cambiamento non è stato immediato.

Durante le prime sedute Patrizia non ha riferito variazioni significative della sintomatologia, fatta eccezione per una iniziale percezione di minore affaticamento nelle ore serali.

Dopo la quarta seduta ha iniziato a riferire una maggiore resistenza durante l'attività lavorativa e una migliore capacità di concentrazione, con una riduzione degli episodi di annebbiamento cognitivo che avevano caratterizzato i mesi precedenti.

Al termine del ciclo, Patrizia ha inoltre riportato una riduzione dell'intensità del dolore diffuso e un miglioramento della capacità funzionale. La fibromialgia non era scomparsa, ma alcuni dei sintomi che maggiormente condizionavano la sua quotidianità risultavano meno limitanti.

Questo le ha consentito di affrontare con minore difficoltà gli impegni professionali, familiari e sociali.

Grande autoemotrasfusione e fibromialgia

La grande autoemotrasfusione con ossigeno-ozono è stata studiata per i possibili effetti biologici legati all'esposizione controllata del sangue alla miscela di ossigeno e ozono, tra cui l'attivazione di sistemi antiossidanti e la modulazione di alcuni processi cellulari e infiammatori.

Nel trattamento della fibromialgia, tuttavia, la GAE non deve essere considerata una terapia risolutiva né un trattamento standard applicabile indistintamente a tutti i pazienti.

La fibromialgia è una condizione complessa che richiede generalmente un approccio multidisciplinare, nel quale possono trovare spazio interventi farmacologici e non farmacologici, attività fisica adattata, educazione del paziente e strategie rivolte al sonno e alla funzionalità.

L'eventuale impiego dell'ossigeno-ozonoterapia deve quindi essere valutato individualmente dal medico, considerando quadro clinico, trattamenti precedenti, possibili controindicazioni e obiettivi realistici.

Una riflessione finale

Nel caso di Patrizia, il dato clinicamente più significativo non è stato la scomparsa della fibromialgia, ma la riduzione dell'impatto che alcuni sintomi avevano sulla vita quotidiana.

Dolore, stanchezza e difficoltà di concentrazione erano ancora presenti, ma risultavano maggiormente gestibili.

Come per molte condizioni caratterizzate da dolore cronico, il risultato di un trattamento non dovrebbe essere misurato esclusivamente attraverso l'intensità del dolore. Recuperare energie, migliorare il sonno, riuscire a concentrarsi e tornare a svolgere attività precedentemente limitate sono elementi altrettanto importanti nella valutazione complessiva del beneficio.

Nel caso della fibromialgia, qualsiasi trattamento complementare deve comunque inserirsi in un percorso individualizzato e multidisciplinare, con una verifica nel tempo dei risultati ottenuti.

Autore
Dr. Alessandro Giammarusti
Neurochirurgo e Terapista del dolore

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